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lunedì, 03 marzo 2008
lettera a Game Pro

Son stato pubblicato sul numero 10 di Game Pro Italia. ecco la missiva integrale:

 Caro Metalmark (oddio, pare la posta del cuore!), quando leggerai questa lettera (elettronica!) probabilmente avrò compiuto 30 anni. Come molti di quelli che leggono questa rivista ho vissuto l'evoluzione dei videogiochi. Tutti parlano di nextgen. Io in questa generazione di nuovo trovo soprattutto i voti. Voglio dire: mai avevo visto lo stesso gioco prendere 7 o 10 a seconda della recensione (su carta o in rete). E infatti vale specie per PS3 e XBOX360. Si son creati persino strane polemiche: c'è chi non crede più a un tale sito o una certa rivista perché gli ha smontato l'hype. O addirittura si crede che se un gioco piglia un voto troppo alto è "sicuro" che il recensore sia stato pagato dal distributore. Mi sta bene che Game Pro non si voglia "piegare" ai maggiori brand, ma viviamo un momento veramente di incertezza ludica!
Capisco che nel "mostro medium" la critica del gameplay non abbia raggiunto i livelli della critica d'arte, ma può mai esser il videogioco un esperienza talmente personale? comprensibile il "valore d'uso" (termine preso dall'estimo) per quanto riguarda i personaggi (c'è a chi piace l'uomo ragno, i simpson, i pokemon o il rugby e prende certi giochi a prescindere) ma la GIOCABILITA' dovrebbe esser sufficentemente giudicabile con criterio! I livelli son ben fatti o no., la trama è interessante o no, la novità c'è o non c'è.
E soprattutto le incertezze si annidano su generi "principi" quali action-adventure e fps! E allora parte il confronto con altri medium. Nel cinema ormai abbiamo la classifica del pubblico e quella della critica; alcune volte coincidono in altri divergono pesantemente ma perlomeno ci sono degli schemi mentali certi. In arte è più dura: la critica, soprattutto quella contemporanea, sembrano solo inconcludenti conversazioni da salotto.
 E' difficile giudicare l'arte in assoluto al di fuori dei contesti? Forse anche perchè le masse si fidano degli espertoni (fenomeno accentuato nell'arte contemporanea). La critica d'arte, visti i soldi che smuove creando fenomeni, è assai più di chiacchiere da salotto.
Ma l'intrattenimento digitale ha un vantaggio: non va SFOGGIATO nella società. Il consumatore è quasi un vecchio committente che non gliene frega niente della critica (e infatti manco esisteva all'epoca!): l'importante è che piaccia a lui, non deve mostrare niente a nessuno- anche se esiste un certo "feticismo" nel collezionismo sborone di chi compra ma non gioca!
Insomma, i videogiochi non si comprano per costrizione o moda, ma per divertirsi. Questo mi fa sperare in una critica videoludica con i piedi per terra, libera da condizionamenti esterni. Perché se un recensore la spara grossa spuntano immediatamente un milione di critici che lo sbranano! E comunque ormai- e lo vediamo su Game Pro- le riviste e i siti di videogiochi non sono finanziati solo da chi i videogiochi li fa. E' un mondo ormai che fa da traino al mondo del cinema, dello sport...
 Certo, vedere un bambino passare da RE4 (sul PEGI un'altra volta!) ai Trasformer e divertirsi alla stessa maniera mi fa un po' impressione e DEVO capire se c'è un mio pregiudizio o è l'immaturità dell'utente!
Un mio amico è convinto che le riviste più blasonate diano i voti a caso per montare polemiche ed esser poco prevedibili. Il prossimo mese userò un D6+4 (sperando che vada bene per Soul Calibur Legends, te possino Namco!)

ps e ci credi che ho letto i primi 3 numeri e non avevo fatto caso a quelle parentesi quadrate in fondo alle recensioni? Ho dovuto riprenderle in mano per vedere se avevo capito il giudizio del recensore!

Postato da: creonte alle 17:03 | link | commenti (20) |
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