qualcosa di personale e qualcosa sui massimi sistemi

Si è tenuto ieri un incontro con le principali personalità dell'internet poltico di centrodestra. a suo tempo il corriere decise di scrivere che il cdx ha una minore visibilità in rete. Certamente vero nell'ambio dei siti ufficiali, ma non credo che la testata giornalistica si riferisse anche al mondo 2.0, ai blog e ai forum che , anzi, forse sono ben più attivi.
Vissto che s'è detto ieri ben poco cerco di colmare col blog e precisare meglio il panorama italiano. Non è vero che la blogosfera non conti nulla in talia, abbiamo invece avuto un caso in cui l'opinione dei navigatori ha cambiato decisamente un atto di governo: mi riferisco alle decise proteste dell'intera massa di blogger in tema di "regolarizzazione" dell'informazione on line: inventare leggi nel ventunesimo secolo che ricalcano abitudini del novecento ma adatte al mondo dell'ottocento non è una gran cosa!
Punto fondamentale: internet sa creare proteste ORDINATE senz' aver bisogno di figure apicali.
Ci siamo resi conto come i comizi abbiano perso valore, fanno parte di un'era "proptestante", degli albori dello sviluppo delle dottrine politiche: i vari comizi riflettevano diversi modi di intendere la vita, erano "cosmologiche". Oggi non è più così. Si vorrebbe parlare sempre di "temi concreti"; tali questioni NON si possono affrontare col metodo comizio o quello televisivo/reality-style. Gli stessi discorsi nelle sedi di partito rappresentano ben poco. A oggi sono ben pochi i politici che usano internet per seguire l'andamento dell'opinione dei propri elettori: un blog e un forum possono essere più utili di decine si indagini statistiche e persino del cosiddetto "contatto con la gente", che alla fine della fiera è mera apparizione e nulla sostanza.
QUESTO vuole dire PdL 2.0, è un metodo di raccolta del consenso veramente direttto: su intent ci sono solo paole, fatti concreti, nessun sorriso, nessuna battuta di circostanza... nessuna CENA ELETTORALE! :-)
E' la politica al puro e se ingrana , credo non si potrà tornare indietro: è quel suffraggio universale delle opinioni, idee e progetti che rappresenta il lascito principale del nostro secolo: e come tornare a magiare uno snack scadente dopo aver provato una buona cioccolata fondente.
Finalmente non vedremo più accanirsi i politci per avere 30 seondi di telegiornale: i politic devono torvare la visibilità altrove: Obama mette immediatakmente su internet tutti i discorsi che tiene: il PC e non la TV è il massmedia autenico per la politica.
Se volete una critica più serrata dell'evento sintonizzatevi su www.brugnols.splinder.com
Seganlo anche il nuovo blogger www.micheleruschioni.blogspot.com
E infine ai romani consiglio www.circolormaliberale.splinder.com
Basta poco per farti cadere le braccia. Tale dichiarazione a fine intervista della seconda carica dello Stato (-riguardo al fatto se ci siano spiragli per un nuovo governo-) è terribilmente rivelatrice. Ha aperto uno squarcio, liberato tanti miei retropensieri. Ecco, mi appare l'immagine di Marini, ex sindacalista, appartenente a quella generazione e stirpe "pantofolaia" che s'è arricchita dedicando alla società solo un paio d'ore al giorno con discorsi da salotto.
Chi scrive non è certo uno che si rompe il culo a lavorare, ma proprio per questo ha sempre il massimo rispetto per chi travaglia veramente. a certi livelli poi bisognerebbe avere certe sensibilità e capacità.
E invece:
Allo stessa maniera è stato degradante il comportamento di quel giovane senatore che brindava e mangiava mortadella quando è caduto Prodi. E'sembrato irrispettoso delle condizioni del popolo italiano, ma non solo. L'opposizione non ha MAI fatto presenza massiccia in aula ed è capitato pure che votassero in maniera errata (praticamente falsando la volontà della camera del senato). Festeggiare la caduta di Prodi, senza esser merito loro, ma al massimo di un magistrato, non è cosa da festeggiare in maniera così sboccata. Ma saranno stati felici di quest'azione i suoi elettori più vicini? Ma ha un figlio che lo guarda?
Intanto assistiamo ai comportamenti del popolo napoletano, ai loro politici che parlano di riciclaggio e gestione di rifiuti senza bruciatori, perchè loro volano ALTO...
La Campania sconta anche il fatto di non rispettare i piani regolatori, le case le costruiscono dove gli pare: è ovvio che poi è più diffiicle fare una pianificazione territoriale che preveda uno smaltimento dei rifiuti senza traumi. Temo che solo un'esproprio dell'intera regione potrebbe risolvere la questione campana. Non diamo la colpa (solo) alla camorra. I campani, e soprattutto le donne, andrebbero destinati in campi di rieducazione civile, un po' come fa il tribunale dei minori con i giovani disadattati.
Perchè -e lasciatemi questo pre-giudizio - son convinto che ancor oggi i campani buttano le pile (non ricaricabili, ovvio!), nella spazzatura generica.
chi di radicale ferisce di radicale perisce. abbiamo visto per l'ennesima volta che ciò che tocca Boselli marcisce (rosa nel pugno, girasole, triciclo). La rosa nel pugno poteva diventare un interessante partito e la legge elettorale consentva all'elettore di csx di scegliere tale paryito senza togliere potere a Prodi. PURTUTTAVIA non è stato votato: non è stato votato dai radicali di dx ma questo era (quasi) scontato, nè dai radicali "per il parlamento pulito" che considerano i socialisti italiani una tra le peggior specie politiche per quanto concerne la corruzione. E quindi l'elettorato non ha dato fiducia alla rosa nel pugno.
Non posso giudicare l'operato di Capezzone in quest'anno; se il parttto gli è contro (e non solo Pannella e Bonino) ha certamente le sue responsabilità. Capezzone non avrebbe rispettato la linea politica del partito che cercava una posizione più morbida, sapendo che sarebbero il primo partito di cui l'Unione farebbe a meno e perciò non doveva alzare la voce.
Sembrerebbe quasi invitabile per il partito radicale agire così, anche per rispetto nei confronti dei socialisti, che invece tanto rispetto non ne hanno e stanno cercando di far marcire l'ennesima creatura "socialista e laica" italiana.
Ma a un anno dal governo Prodi arranca e Capezzone sembra invece che abbia cavalcato l'onda giusta. Lo stesso Veltroni dice cose che Capezzone -per carità non andarale a dire al tg4 noi siamo nel governo!- I radicali cosa faranno? Si son comportati come un partito qualunque, dimostarno che radio radicale non è una radio radicale (cioè aperta e liberale) ma di proprietà del Partito radicale: dove starebbe la "Radical difference"?
Oggi una delle loro lotte è contro la nuova legge lombarda che dà una particolare sepoltura a qualunque feto sopra le 20 settimane, a prescindere dalla volontà della madre che può ancora far seppellire il feto in un'apposita tomba, ma non può opporsi alla "fossa comune" prevista adesso dalla Rgione Lombardia. Qeusta legge è stata votata "con l'inganno" anche dall'opposizione. Solo i radicali si oppongono: perchè i radicali possono opporsi anche al csx a Milano e non anche a Roma?
Capezzone riuscirà a inserirsi da protagonista nel "gruppo dei volenterosi"? Potrebbe andare col cdx, spceie se Follini riesce a trascinare democristiani a sinistra, ma la vedo dura: chi voleva lha probabilmente già fatto l'anno scorso, ma oggi, col csx in difficoltà, che si arrischierebbe ad allearsi a sinistra, specie chi ha un elettorato oggi come oggi che facilemente potrebbe non seguirlo?
Cosa sono i circoli della libertà? Sarebbero per certi verti la confcommercio o la confindustrai della gente comune e della piccola e mdeia borghesia. E' quindi naturale che, per i temi proprosti, i propri iscritti o non votino o stanno con qualche partito del centro destra (o al massimo siano di csx delusi). Come la CISL, che al suo interno ha persone di FI o della Margherita.
I singoli circoli quindi non possono fare attività unitamente a partiti politici o associazioni, salvo approvazione del COMITATO CENTRALE: i circoli della libertà sono un MARCHIO, e chi l'ha inventato e registrato, lo gestisce come meglio crede.
Perchè parlo di questo? Si è animatamente dibattuto all'interno del nostro circolo se fosse stato il caso di inserire la notizia delle primarie romane di FI nel sito ( www.circoloromaliberale.it ) ed eventualmente se fare presente della mia candidatura (sono il capolista!). Io ovvviamente, dopo la lettera esplicita ricevuta dal presidente del circolo, ho compreso che non poteva avvenire un appoggio concreto nei miei confronti. Ma è passata una linea "ultaortodossa" che non vuole neppure dare la notizia: esistono primariedi FI a Roma, e un circolo di Roma non la deve dare, è politica.
Ricorda tanto lo sciopero dei giornalisti del Giornale che non volevano come allegato Il giornale delle libertà. La motivazione ufficiale era che il giornale è quotidiano di opinione, non partitico e quindi non volevano un supoplmento partitico, Scopriamo quindi che per i gionalisti del giornale i circoli sono organismi partitici, mentre il decalogo de cricoli impone tassativamente una cesura con le istituzioni politiche: i circoli sarebbero la piazza, non il palazzo: "mica come quelli della sinistra, che hanno sindacalisti ovunque, fino alle più alte cariche istituzionali! Ovvio che invece lo sciopero dei giornalistii era dovuto al fatto che fosse un supplemento scritto da cittadini e non da persone iscritte all'albo, è solo un problema di pagnotta.
Tutti dimenticano una cosa: le primarie di un partito rappresentano l'apertura di tale organismo al "popolo", alla "società civile": è un diritto quindi, ma quasi nanche un dovere che i circoli si attivino all'interno di questo fenomeno democratico. Le primarie, se funzionano, si fanno per aprire i partiti "alla gente", per far capire che non è tutto deciso a prirori. E' quindi naturale che le primarie siano visti di mal occhio dai "colonnelli" del partito, perchè sono l'anticamera per formare nuove leadership.
Come i giornalisti del giornale manifestano contro il giornale della libertò, così i "colonnelli" dei partiti storciono il naso alle primarie. E' arrivata una lettera -in modo curiosamente tempestivo- di M.V.Brambilla al presidente del circolo in cui tassativamente affermava che i circoli sono organizzazaioni di cittadini e si devono tenere alla larga dai politici. Questo è sintomo delle pressioni dall'alto. Ma se un movimento d'opinione si vuole proclamare come fenomeno dal basso non dovrebbe "scomunicare" con troppa facilità, ma lasciare liberi gli associati e i singoli circoli di attivarsi secondo i loro desideri e le loro aspirazioni.
Una volta chiedevano di sdoppiare il registro contabile RAI per monitorare l'uso del canone, al fin di usarlo solo per opere "da servizio pubblico". Ma basta -ma forse i giornalisti e i politic non c'arrivano- vedere quanto costa una trasmissione e quanta pubblicità rende, se è in passivo è retta dal canone e sta alla RAI decidere se è giusto investire il canone in ciò.
Credo che i 750 mila euro di Baudo siano stati ampliamente ripagati dagli sponsor e quindi Padoa *Schioppa!* è in delirio di tracotanza: son soldi meritati, di una persona che fa guadagnare all'azienda, non come i calciatori per fare un esempio a caso. Che Gentiloni fosse un ideologo non v'erano dubbi e non ce lo doveva far scoprire Baudo. Pippo nazionale si vive come monumento nazionale, ma ama l'azienda RAI (come Vespa). Sono uomini di altri tempi, con forte senso dello stato e del pubblico; caratteristiche dell'uomo di centro meridionale che si scontra con le fozate liberalizzazioni emiliane di gas e aspirine dell'attuale governo. Baudo al posto di Berlusconi e Prodi come premier ad interim fino allo scioglimento delle camere nel 2009 insieme alle europee? C'è poco da scherzare: Baudo è uomo di tv come Berlusconi, ha fatto la storia (televisiva) d'Italia come Berlusconi, è più istituzionale di Prodi o Andreotti. E in effeti esiste un rigurgito democristiano latente? Se democristiano deve essere, può essere solo della varieta siciliana, decisamente particolare. L'UDC siciliana rappresenta un terzo dei voti nazionale del partito e ha interessi e vione delle cose molto lontane da un Follini o un Casini. E'di poche ore fa la notizia che Cuffaro ha fatto una pubblicictà ironica (pare un Antichavez!) Ecco dal corriere della sera www.corriere.it
La censura dei Ds: «La macchietta del padrino».
Lui: «È solo uno scherzo» Cuffaro in tv con la coppola, è polemica In uno spot, finito anche in rete, il governatore siciliano parla in dialetto e dichiara guerra, per finta, agli Usa
STRUMENTI VERSIONE STAMPABILE I PIU' LETTI INVIA QUESTO ARTICOLO PALERMO - Il governatore della Sicilia, Salvatore Cuffaro, stanco delle angherie subite dal governo Prodi dichiara guerra agli Usa nella speranza che l'isola venga occupata, diventi una «stella» della bandiera statunitense e risolva i suoi problemi. È questo, in sintesi, la storia dello spot di una trasmissione giornalistica di una emittente agrigentina finita sul web su Youtube (guarda il video) e che sta sollevando un polverone politico.
LO SPOT - Nello spot del programma «Nuove opinioni» di Teleakras, si vede il governatore siciliano (e non un imitatore) con tanto di coppola in testa e bicchiere di vino in mano che, parlando in un dialetto siciliano volutamente «forzato», si lamenta del governo nazionale. Elenca le opere che da Roma non gli hanno consentito di fare, come il Ponte ed i termovalorizzatori, e alla fine rivolgendosi al conduttore dice: «Compà una idea mi vinnni (mi è venuta una idea): facimmu guerra all'America», così gli americani occupano la Sicilia e fanno loro tutto quello che ci manca. E se vinciamo? Gli chiede il conduttore. «Non ci avevo pensato - risponde il governatore - se vinciamo consumiamo gli americani... Lasciamo stare». POLEMICHE - Il centrosinistra, locale e nazionale, censura con forza l'apparizione del governatore . Per Tonino Russo, segretario siciliano dei Ds: «Cuffaro interpreta in tv la macchietta del padrino con sorprendente naturalezza: indossa la coppola, parla in dialetto e rispolvera la chimera indipendentista del bandito Salvatore Giuliano». Toni duri anche dal deputato Orazio Licandro, capogruppo del Pdci in Commissione parlamentare antimafia: «È lo spot più cialtrone che abbia mai visto e dovrebbero vergognarsi innanzitutto i protagonisti, poi coloro che lo hanno ideato».
LA REPLICA - Quanto basta per provocare la reazione di Cuffaro, che la butta sul ridere. «Se continuano a prendersi così sul serio, alla fine una risata cancellerà quel poco di consenso che hanno» spiega. Cuffaro, infine, segnala: «Voglio comunque rassicurare tutti, la Sicilia non dichiarerà guerra agli Stati Uniti, anche se quest’ultima opzione, immagino, piacerebbe e manderebbe in sollucchero l'amletico Tonino Russo».
ed ecco il video http://youtube.com/watch?v=Yf_jT1LQ1Dw
Insomma, per il mio compleanno (il 28!) festeggerò per bene. Innazitutto colo governo Prodi nel limbo, ma soprattutto per le tre mete tre -ovviamente tutte trasformate- segnate alla Scozia in 400 secondi. è uno stato di grazia. e pregusto il 20 Marzo in cui finalemente vedrò Loreena McKennitt!!! Consiglio di vedere i post di musica e rugby per veder cosa vuol dire rtutto ciò per me.
Riguardo a Cesare Salvi, che dichiarò "D'Alema è il piùbravonel costruire progetti politici e nel buttare più governi di centro sinsitra". Innanzitutto ci sono cose per me lapalissiane: rispetto a 10 anni fa i margini di manovra dei singoli deputati si è ristretta: la dipendenza dalle segreterie di partito si è rafforzata merito anche della legge elettorale che non crea "capipopolo locali" (tipo Lombardo per intenderci). Gli stessi partiti sono ormai bloccati nel bipolarismo, anche il loro ambito di manovra si è ridotto. tutto questo basta per la nascita del partito democratico? Se il partito democratico doveva nascere al tiepido calore dei Dico, ci stiamo allontanando, fermo restando che in invece TAV e Vicenza si fanno e da questo punto di vista i diellini dovrebbero sentirsi al sicuro. Ma anche i rifondaorli non dovrebbero scoraggiarsi: rispetto a 10 anni fa il governo è più di sinstra è il "martirio" dei 2 senatori comunisti potrebbero essere un buon capitale per future coalizioni: sempre più nel governo e sempre più a sinistra (-tra l'altro a uscire dal partito dovrebbe esser semmai Diliberto se hanno coraggio-).
Ma anche D'Alema deve esser contento: far fuori le teste quadrate dell'Unione è fondamentale per la coalizone: più giusto il suo discorso che quello di del governo (anche se parlare di continuità con tutti i governi precedenti tranne quello di Berlusconi è un'evidente sbavatura)che ha usato un brutto metodo per TAV e Vicenza: le fartture non sono state nell'aula, ma nella piazza che Prodi vuole cavalcare per tenere alta la tensione, unico modo per lui di stare in sella. Ma se per stare in sella devi andare a 200 km/h è ovvio che puoi inciampare come è capitato. Ora Prodi andrà a 50; potrà govenrare, magari anche a lungo, ma non comanderà. E pensiamo anche alle rivoluzioni bolsceviche di Bersani che subiranno un duro colpo. contento invece per la Bindi che non serve più a niente nel csx, ma lo sipendio di ministro credo che glielo lasceranno. E Salvi? D'Alema ha salvato il partito democratico, la politica estera è una cosa cruciale, specie per l'atto fondativo di un partito -checchè ne pensi Beppe Grillo, che preferiva che Prodi cadesse su temi più "importanti" come il conflitto d'interessi. D'Alema ha salvato il csx, buono anche l'atteggiamento da professorino universitario (-mica lei vuol dare esperimentazioni comuniste III se manco ha studiato la prima annualità!-), che mi è sempre piaciuto. Sperando che i dalemiani faccian fuori i prodiani e veltroniani e comunque a vantaggio di chiunque starà a capo del partito democratico.
Nei confronti dei giornali che facciamo, aumentono sia la disaffezione del lettore di cultura medio-alta sia il disinteresse di quello di cultura medio-bassa. Insomma, faremmo un tipo di informazione politica, economica, finanziaria, nazionale e internazionale, che non soddisfa il primo, perché culturalmente poco attrezzata, e non cattura il secondo, perché non riuscirebbe a spiegargli come stanno le cose con un linguaggio comprensibile. Insomma, scriveremmo di politica come parlano i politici, in «politichese», annoiando il lettore colto e respingendo quello meno colto; di economia, troppo elusivamente per l’uno, poco delle cose che lo riguardano per l’altro; di cultura, su questioni poco al passo coi tempi per entrambi. Così, il lettore di cultura medio-alta avrebbe la tendenza a scappare verso i quotidiani in lingua inglese (l’ Herald Tribune , il Financial Times ) e Internet (dove leggere il New York Times e il Washington Post ). Il lettore di cultura medio-bassa continuerebbe ad accontentarsi dell’informazione televisiva e ricorrerebbe alla free press che si regala nelle metropolitane per quelle informazioni di servizio come la programmazione dei cinema, i turni delle farmacie e quant’altro.
In buona sostanza, invece di fornire al lettore un fondamento etico-politico dell’esistente e uno strumento critico per cambiarlo, ci limiteremmo a essere noi stessi la fotografia di un Paese conservatore e in crisi, che non sa più che cosa è, che cosa vuole e che affronta la Modernità in modo culturalmente disarticolato e frammentato. Ammesso, dunque, che le cose stiano davvero così, in pericolo di «recessione» sarebbero soprattutto i grandi quotidiani nazionali, che, per il loro ruolo e la loro diffusione, maggiormente soffrirebbero della stessa sindrome del Paese, mentre se la caverebbero quelli locali la cui lettura è anche uno strumento di socializzazione (sapere quello che succede nella comunità cittadina). Poiché, infine, siamo fra i Paesi in cui si legge di meno, noi del Corriere , i colleghi di Repubblica , quelli della Stampa , del Giornale , faremmo - ad ascoltare quello che sempre i miei quattro lettori mi scrivono e mi dicono - un tipo di giornalismo che, navigando a mezza strada fra l’elitario e il popolare, finirebbe col soffrire di una doppia contraddizione. Di rivolgersi, di fatto, a una «nicchia» di lettori, ma con la pretesa di fare informazione «di massa», o quasi. Una sorta di rovesciamento di ogni logica di marketing. Personalmente, se dovessi indicare le ragioni di tale (supposta) sindrome, direi che la sua causa principale è soprattutto culturale. E’ culturale in quanto riflette una certa diffidenza della corporazione giornalistica e degli stessi editori per l’innovazione, la sperimentazione, il riformismo, per tutto ciò che - per dirla con uno stereotipo - non è «culturalmente, politicamente, economicamente corretto». Non è un caso che, quando si affaccia l’ipotesi del cambio di direzione di un grande quotidiano, si facciano sempre i nomi dei «soliti noti», si finisca immancabilmente con andare a pescare fra quelli che hanno già ricoperto il ruolo da un’altra parte, e non spunti il nome di un giovane. Non perché giovani di valore non ce ne siano. Ma perché i «soliti noti» sono più «affidabili», nel senso conservatore del termine che ho detto. Non fanno correre inaspettati e indesiderati «rischi» agli editori, e non ne corrono essi stessi, i direttori. Forse, la diagnosi è troppo severa e sbrigativa. Forse, è addirittura priva di fondamento empirico.
Creonte dice: è finita l'epoca del giornale omnibus, è finita la "cattolicità/universalità" dell'informazione. Se Porta a Porta rimane la terza camera dello stato, il Corriere rimane un semplice "giornale notarile" da un lato, e dall'altro un luogo di per manifaestare dissendo nei confronti dei governi, in modo moderato per carità! Socci lo chiama il "corriere della notte eterna"; banalmente il corriere è solo un giornale per compiacere certi specifici settori dell'Italia. Non si tratta tanto di ringiovanire il giornalismo, -non confido nei giovani-, quanto nel fatto di accettare il fatto che il corriere non è più il giornale degli italiani e della sua classe dirigente, ma solo un giornale di opinione LibDem. Quando Berlusconi dice che i giornali non contano niente, non deve ritrattare, è la verità, basti vedere al caso dei Referendum: il corriere non ha portato un solo voto in più al si. Qusto è dovuto anche al fatto che i libertari in Italia o sono di destra o di sinistra, raramente di centro come il corriere. In Italia il centro laico non esistee il corriere è il giornale di unpartito che in Italia non c'è.
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